Sfileranno gli abiti dei marchi Clophi e HanselGretel per la donna e Qshop per l'uomo.
L'ingresso è libero e sono previste circa un centinaio di persone. L'appuntamento è quindi in via Modane 20 intorno alle 20.30.
Non è che si fossero profusi in commenti entusiasti. Giusto una punta di bonaria sufficienza nell’inflessione calante della frase: «Ah! Vai a Torino!» Molti non detto in una simile riserva. Torino non è propriamente l’Italia. In un Paese che trabocca di città affascinanti, questo nome è quasi respingente. L’idea di un’industrializzazione ingombrante, e anche la vicinanza riduttiva del confine. Parallelamente maturano già la prospettiva di rimanerne piacevolmente meravigliati, la salubre speranza di rovesciare gli archetipi.
Sorpresa. Non serve sforzarsi. Le piazze di Torino sono ampie, molto più belle di quanto potessimo immaginare. Certo, non ci sentiamo troppo spaesati dall’opulenza dei palazzi, ma una sorprendente aria di libertà aleggia in questo inizio d’ottobre assolato. Ci arrischiamo a un tavolino all’aperto, ben sapendo che con il buio non tarderà ad arrivare anche il fresco. Lasciando piazza Castello scopriamo il fascino d’epoca della Galleria Subalpina, un antico passaggio coperto dalle vetrate quasi nordiche, o slave.
La mattina, la città mormora prestissimo, tutto è rapido, indaffarato. Scivolare oziosi tra la folla è facile, anche controcorrente. Sotto gli archi, i negozietti di libri usati sono sommersi da un disordine che ha poco a che vedere con l’impero Fiat. Proseguiamo sul Lungo Po. A ovest scorgiamo alcune cime alpine. Davanti, colline disseminate di ville patrizie. Ci avviciniamo al fiume. I circoli di canottaggio sparsi lungo le sponde hanno un’aria british mista a un’eleganza tutta italiana.
I motivi per ammirare, per sentirsi in armonia non mancano, ma il migliore deriva anche da quel pizzico di malafede iniziale che ha il suo posto nell’alchimia del piacere. Amare ciò che gli altri hanno disdegnato, ciò di cui diffidano. Non si tratta tanto di fare gli iconoclasti, quanto di propiziarsi una capacità di stupore personale. Non siamo come Léautaud, che comprava le copie del Nipote di Rameau per paura che cadessero in mani sbagliate. Ma non rientriamo nemmeno tra quelli che hanno voglia di leggere solo ciò che leggono gli altri. Ci piace credere un po’ in noi stessi. Trovarsi bene a Torino.


Il Municipio di Torino, dopo la morte del La Marmora il 5 gennaio 1878 lanciò una sottoscrizione, si raccolsero in un primo tempo 23.000 lire a cui si aggiunse il ricavato dalla vendita de Ricordi della giovinezza opera del La Marmora. L’incarico venne affidato al Grimaldi che si offrì di eseguirlo gratuitamente accontentandosi di un grande studio in via della Rocca, mentre Tommaso La Marmora, nipote del generale, si incaricò dell’esecuzione. Vi furono dibattiti per il luogo in cui porre la statua, dapprima si pensò alla piazza Maria Teresa dove il La Marmora abitò per lungo tempo, solo nel 1886 il Comune decise per la sistemazione in piazza Bodoni. I lavori non proseguivano e il nipote si assunse parte degli oneri finanziari, nel 1887 si iniziò la costruzione delle fondazioni e nel 1889 veniva fusa la statua nel Regio Arsenale di Torino ed inaugurata con fastosa cerimonia solo nell’ottobre 1891. (www.piemonte-italia.eu)
Migliori news vengono dal sistema idrico, dove Torino è un po' sprecona (11° posto nella classifica di chi consuma meno acqua) ma almeno tecnicamente solo il 22% di acqua è dispersa, che ci vale il 2° posto dopo Milano. Siamo al primo posto, con Milano, anche nella capacità di depurazione (100%).
Torino è 5° anche in quanto a piste ciclabili (mq/ab), dopo Padove, Venezia, Verona e Bologna. In totale, siamo al quarto posto come indice di ciclabilità - che valuta indicatori quali presenza di biciplan, ufficio biciclette, segnaletica direzionale, cicloparcheggi di interscambio, bicistazione, piano di riciclo biciclette, contrasto furti, bike-sharing... come numero di prelievi il nostro bike sharing è secondo solo a quello di Milano.